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Eccolo

“Grazie, signor Morgan, le faremo sapere ”. Dovrebbe intitolarsi così la trasmissione “riparatrice”, possibilmente destinata a rimuovere dalla memoria “civile” (e forse perfino “leggera ”) del nostro paese sempre più acefalo, l’impressione lasciata dall’opinionista di “X-factor ” durante la serata di “Rai per una notte”. Sarebbe un gesto doverosamente necessario, dedicato a tutti quelli, adulti e ragazzi, che davvero credono nel talento della parola e non nella banalità, nella schiuma, nel nulla, nel cioè cioè, un gesto in grado di surclassare il racconto paradossale del vero Chaplin giunto sesto alla selezione dei sosia del suo Charlot. So però che c’è pure qualcuno pronto a dirmi di essere accomodante, comprensivo con il cantante, magari con un prosaico “eddai eddai!” Già, eddai Fulvio, non accanirti, non vedi che il povero Morgan sta come sta? Si nota lontano un miglio che non è cattivo…. Siccome non voglio che il punto, il caso Morgan si risolva evocando un semplice foglio di ricovero, peggio ancora se destinato al cosiddetto “trattamento sanitario obbligatorio”, proverò a spiegare cosa c’era di tragicamente imbarazzante nella perfomance offerta dal nostro eroe in casa Santoro. Per meglio spiegare la cosa, partirei da un esempio generale che ha come tema il consenso e la mediocrità. Ecco, solitamente per non disturbare la suscettibilità dei meno dotati intellettualmente, gli amici, metti, che non hanno mai sfogliato un libro, per non dire un giornale, in molti salotti standard (anche spassionatamente di sinistra) si stabilisce una sorta di codice preventivo di comportamento. Assodato il peso specifico del materiale umano scadente, mai es gerare con i picchi di brillantezza, mai citare qualcuno che non sia immediatamente assimilabile alla categoria dell’ovvio, mantenere insomma la temperatura della serata rivolta verso il basso, a testa in giù verso il grado (sotto) zero. Tutto questo serve a consegnare all’insieme degli invitati la sensazione di una visione comune sulle cose del mondo, così da non danneggiare il gagliardetto della generalizzata mediocrità intellettuale e condominiale. Così facendo c’è modo di potersi ritrovare la settimana successiva senza particolari patemi, abbracciandosi forsennatamente, sentendosi un vero gruppo. Provando un senso di coesione. Anche culturale. Musica leggera per ceti medi. In tutto medi. Non mi sembra che lì da Santoro ci fosse bisogno di pagare questo genere di pegno ai turisti dell’arte, forse perfino della vita. Per questa ragione, il nulla pronunciato da Morgan avrebbe meritato un immediato e doveroso “ok, passiamo ad altro intervento”. Non è accaduto, e infatti il soggetto ci ha fatto dono di un mini show che ricalcava in tutto e per tutto lo standard di un qualsiasi reality segnato dalla cultura dominante televisiva. Chi ritiene che le sue parole (confuse) fossero illeggibili è, temo, fuori strada, il vuoto di pensiero è aggirabile, magari studiando, non raggiungerà il talento dell’ironia, ma almeno saprà conquistare un pensiero compiuto. Grazie signor Morgan, le faremo sapere.

Furio Fulvio Abbate su Il Fatto Quotidiano, 28 marzo 2010.

Se qualche volontario volonteroso vuole provare a tradurre…

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