Articoli con tag marco travaglio

Un riassunto da brivido

Re Mida all’incontrario
di Marco Travaglio
Se non fosse che ha sette vite come i gatti, il ducetto farebbe quasi pena. Il Re Mida che trasformava in oro qualunque cosa toccasse è diventato un Re Merda. Ha due ministri pregiudicati e cinque inquisiti o imputati (l’ultimo, Brancher, l’ha aggiunto lui per fare cifra tonda). Il coordinatore dei Servizi segreti De Gennaro l’hanno appena condannato in appello per il G8. I suoi ex capi dei servizi, Pollari e Mori, sono imputati rispettivamente per peculato e favoreggiamento alla mafia. Il suo cappellano don Gelmini va a processo per molestie sessuali. E il suo pappone di fiducia Giampi Tarantini per spaccio di coca. Il suo commissario Agcom, Innocenzi, è sotto inchiesta per i traffici anti-Annozero. Suo fratello Paolo, già pregiudicato, è di nuovo indagato per il nastro Fassino-Consorte. Sulla faccenda dovrà testimoniare obtorto collo il suo on. avv. Ghedini. Il coordinatore del suo partito, Verdini, è indagato un po’ dappertutto con la Cricca, mentre l’ex coordinatore Scajola è ancora lì che cerca chi gli ha pagato la casa. I fuoriclasse del Partito del Fare se la passano peggio di quelli del Milan. Gianni Letta, già “uomo della Provvidenza”, sbuca da un bel po’ di inchieste imbarazzanti. San Guido Bertolaso, l’uomo che insegnava la protezione civile agli americani e fermava le catastrofi con le nude mani, è indagato per corruzione; appena apre bocca si fanno tutti il segno della croce; e ha ormai l’immagine di uno scroccone che non paga non solo i massaggi e l’affitto, ma nemmeno le bollette. Come quell’altro genio dell’ingegner Lunardi: B. lo presentò a Porta a Porta come l’homo novus della politica del fare, il fulmine di guerra che avrebbe sbloccato le grandi opere, una gallina dalle uova d’oro. Ora scopriamo che anche lui faceva e riceveva favori dalla Cricca, ma – beninteso – “come persona, non come ministro, perché sono una persona corretta” (infatti è indagato). E Stanca? Ricordate Lucio Stanca? Il Cavaliere tenne il nome segreto per giorni e giorni, annunciò soltanto che aveva trovato un gigante del pensiero, un tecnico da paura, un cervello fuori misura che, con la sola forza del pensiero, avrebbe cablato e informatizzato l’Italia tutta, isole comprese, come ministro dell’Innovazione tecnologica (una delle tre “i”, quella dedicata a Internet, era tutta sua). Quando poi si seppe che era Stanca, e soprattutto se ne vide la faccia lievemente più inespressiva di un termosifone spento, qualcuno timidamente domandò: “E chi cazz’è?”. La risposta fu: “L’ex presidente dell’Ibm, che diamine, mica un pirla qualsiasi!”. Roba forte. Dal 2001 al 2006 passò talmente inosservato che a volte dimenticavano di invitarlo alle riunioni, senza peraltro accorgersi della sua assenza. Nel 2008, tornato al governo, B. si scordò sia di lui sia del suo ministero: dispersi. Fu recuperato come ad di Expo 2015, anche se è già deputato, ma ora pare che dovrà sloggiare pure di lì: dopo che Tremonti gli ha tagliato i fondi, commissariato le deleghe e asportato lo stipendio (deve accontentarsi di quello di parlamentare), la presidente Bracco gli ha inviato un’ingiunzione di sfratto per scarso rendimento. Un altro monumento che crolla miseramente, mentre i miracoli evaporano l’uno dopo l’altro. Quello della ricostruzione de L’Aquila, grazie ai pm, a Draquila e al popolo della carriole, è una tragica barzelletta: si sbriciolano anche le casette della leggendaria New Town a prova di bombardamenti, inaugurate in pompa magna sotto lo sguardo lubrico di Vespa. Il miracolo dei rifiuti scomparsi in Campania funziona a tal punto che ora la monnezza rispunta pure a Palermo, altra capitale del buongoverno grazie al sindaco Cammarata (ora è in Sudafrica: a casa c’era troppo tanfo). Persino Minzo fatica a nasconderla. E la legge bavaglio è talmente sfigurata che non la riconoscono più nemmeno i mafiosi. Ma B. insiste: “Approviamola comunque”. Come viene viene. Ormai è un pugile suonato che mena fendenti all’aria. Se non fosse che l’altro pugile ha abbandonato il ring, rischierebbe persino di perdere la partita.
da IL FATTO QUOTIDIANO

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Saramago a Milano

Saramago: l’Italia vive uno stato di alienazione
Secondo lo scrittore José Saramago, il nostro Paese «vive in uno stato di alienazione globale» perché un personaggio «volgare, patetico come Silvio Berlusconi è riuscito a comprare la coscienza dei cittadini, senza nemmeno pagarla».

Ieri sera al Teatro Parenti di Milano, intervistato da Marco Belpoliti e Marco Travaglio, il Nobel portoghese, noto per le sue posizioni di sinistra, non ha risparmiato violenti attacchi al capo del governo italiano. Del resto espressioni altrettanto aspre sono contenute nel suo libro Il Quaderno, appena tradotto da Bollati Boringhieri dopo essere stato rifiutato da Einaudi. «Berlusconi – ha detto Saramago sostiene che è vergognoso ospitare una prostituta in tv, ma si dimentica che quella stessa persona è stata ospitata nel palazzo del primo ministro». Secondo Saramago avere alla guida del governo il leader del Pdl «significa assistere a un teatro continuo, un divertimento che pagate caro». A suo avviso infatti «è difficile resistere al veleno di Berlusconi, che intimorisce le persone e corrompe tutto ciò che tocca». Quanto alle soluzioni per uscire dalla situazione attuale, ha detto che le manifestazioni non bastano e per abbattere il governo italiano ci vorrebbe un grande sciopero politico, che però giudica difficilmente realizzabile. «Che fine ha fatto il sindacato?» ha chiesto. Quindi Saramago si è augurato che alle prossime elezioni ci sia un rovesciamento di maggioranza e che Berlusconi «venga espulso dagli italiani come si espelle un topo entrato in casa». Tra invettiva e satira, Saramago si è congedato dal pubblico con l’immagine di Berlusconi papa, che «trasformerebbe il Vaticano in un bordello».

Corriere della Sera – Martedì, 13 ottobre, 2009 – in LUCACOSIONI

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Un libro terribile

“Io con Marco Travaglio ho un rapporto soltanto giudiziario. Per ora lui è rinviato a giudizio su mia querela per quel che ha scritto sul mio conto, affermando il falso. Dunque io non sono un fan di Travaglio. Ma sto leggendo accuratamente il terribile libro “Papi”, scritto in team con Gomez ed altri, ed è un libro terribile perché espone soltanto documenti, articoli, trascrizioni di dichiarazioni di tutti i protagonisti, senza alcuna concessione retorica e propagandistica. Quel libro dovreste leggerlo tutti sotto l’ombrellone, perché può evitare di leggerlo soltanto chi ha paura della verità e della realtà: coloro che fanno come gli struzzi. E qui è pieno di struzzi. Non bastassero i polli, abbiamo batterie di struzzi d’allevamento”. Paolo Guzzanti sul suo blog.

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Libri per l’estate

“Gli italiani quest’estate scelgono letture impegnate: in testa alla Top Ten dei libri più venduti si conferma l’enciclica di Ratzinger. L’instant-book ‘Papi’ del trio Travaglio-Gomez-Lillo entra direttamente al quinto posto. Al decimo resiste un altro testo di denuncia edito da Chiarelettere: “Vaticano S.p.A.” Chiarelettere

Chi vuole assaggiare “Papi”, vada su Articolo 21.

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Riassuntino

VOGLIOSCENDERE:

Signornò
da l’Espresso in edicola

Da quando, in via del tutto ipotetica, il suo on. avv. Niccolò Ghedini l’ha definito “utilizzatore finale” di prostitute a sua insaputa, Silvio Berlusconi si staglia come il politico più ingenuo o più sfortunato della storia dell’umanità. Dal 1974 al 1976 ospita nella villa di Arcore un noto mafioso, Vittorio Mangano, intimo del suo segretario Marcello Dell’Utri e già raggiunto da una dozzina fra denunce e arresti, ma lo scambia per uno stalliere galantuomo: anche quando glielo arrestano due volte in casa. Dal 1978 (almeno) al 1981 è iscritto alla loggia deviata P2, convinto che si tratti di una pia confraternita. Dal 1975 al 1983 le finanziarie Fininvest ricevono l’equivalente di 300 milioni di euro, in parte in contanti, da un misterioso donatore, ignoto anche al proprietario: infatti, dinanzi ai giudici antimafia venuti a Palazzo Chigi per chiedergli chi gli ha dato quei soldi, si avvale della facoltà di non rispondere.

Negli anni 80 l’avvocato David Mills crea per il suo gruppo ben 64 società offshore nei paradisi fiscali, ma lui non sospetta nulla, anzi non sa nemmeno cosa sia la capofila All Iberian. Questa accumula all’estero una montagna di fondi neri che finanziano, fra gli altri, Bettino Craxi (23 miliardi di lire) e Cesare Previti (una ventina). Previti, avvocato di Berlusconi, ne gira una parte ai giudici romani Vittorio Metta (nel 1990) e Renato Squillante (nel 1991), ma di nascosto al Cavaliere. Il quale però s’intasca il gruppo Mondadori grazie a una sentenza di Metta, corrotto da Previti con soldi Fininvest. Nei primi anni 90 il capo dei servizi fiscali del gruppo, Salvatore Sciascia, paga almeno tre tangenti alla Guardia di finanza. E nel 1994, quando la cosa viene fuori, il consulente legale Massimo Berruti tenta di depistare le indagini dopo un incontro a Palazzo Chigi col principale. Ma questi non si accorge di nulla (“giuro sui miei figli”). Nemmeno quando Sciascia e Berruti vengono condannati, tant’è che se li porta in Parlamento. Nel 1997-’98 Mills, testimone nei processi Guardia di Finanza e All Iberian, non dice tutto quel che sa e lo “salva da un mare di guai” (lo confesserà al commercialista). Poi riceve 600 mila dollari dal gruppo di “Mr. B”. E Mr. B sempre ignaro di tutto (rigiura sui suoi figli).

Di recente si scopre che il Nostro, nell’ottobre scorso, prese a telefonare a Noemi, una minorenne di Portici, proprio mentre il suo governo varava una legge per stroncare la piaga delle molestie telefoniche (“stalking”). Ma lui scoprì che era minorenne solo quando fu invitato al suo diciottesimo compleanno. Ora salta fuori che Patrizia D’Addario, che trascorse con lui una notte a Palazzo Grazioli, è una nota “escort” barese, pagata da un amico del premier (l’”utilizzatore iniziale”?). Ma lui non ne sapeva nulla, tant’è che in quel mentre il suo governo varava una legge per arrestare prostitute e clienti. E’ sempre l’ultimo a sapere. Può un uomo così ingenuo, o sfortunato, o poco perspicace, fare il presidente del Consiglio?

MARCO TRAVAGLIO

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Travaglio lascia l’Unità

“Intanto sta partendo l’Antefatto, il sito che anticipa il Fatto Quotidiano online e che entro fine settimana ospiterà ogni giorno i nostri commenti e le nostre notizie esclusive. Lì, per esempio, sarà trasferita la rubrica quotidiana di Marco Travaglio, che il 30 giugno lascerà l’Unità dopo sette anni di collaborazione per dedicarsi soltanto al nuovo giornale”.
VOGLIOSCENDERE

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Travaglio precisa

Da VOGLIOSCENDERE, 23 giugno 2009:

Siccome alcuni sciocchini continuano a menarla col mio casellario giudiziale, insinuando addirittura che risalga al 2004, chiarisco per l’ultima volta che, se avessi condanne definitive per aver ecceduto nel criticare chi se lo merita, ne andrei orgoglioso e me le appunterei al petto come medaglie (giornalisti incommensurabilmente più bravi di me, come Montanelli e Cavallari, furono condannati per diffamazione, rispettivamente per aver dato del padrino a De Mita e del ladro a Craxi). Altra faccenda sarebbe se avessi condanne che affermano che ho mentito sapendo di mentire. Ma non ne ho nemmeno una, nè del primo tipo, nè del secondo. Il mio Casellario giudiziale, che ho esibito in televisione nell’ultima puntata di Annozero (ma gli sciocchini sono evidentemente miopi),è immacolato e risale al 25 luglio 2008. Da allora la Cassazione non s’è più occupata di me, se non in un’occasione: la sentenza in cui ha confermato il mio proscioglimento in un processo nato da una querela di Fabrizio Del Noce. Allego il Casellario e la sentenza Del Noce, nella speranza che gli sciocchini ne facciano buon uso. E mi lascino in pace a occuparmi di cose più serie.
M.T.

Certificato generale del Casellario Giudiziale di Marco Travaglio

Sentenza della Corte di Cassazione di proscioglimento per la querela di Fabrizio Del Noce

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Puttanopoli, Passaparola

“Il piccolo Tg3 [...] potrebbe [...]

 

diventare il primo telegiornale

 

italiano se sapesse sfruttare

 

questa occasione”.

 

Leggi il PASSAPAROLA di

 

Travaglio

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NO ALLA LEGGE BAVAGLIO! FIRMA L’APPELLO!

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Difendiamo la libertà di informazione
Firma l’appello di Barbacetto, Corrias, Gomez, Ruotolo e Travaglio

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Il piccolo Sofri, infimo e marito affettuoso

Luca Sofri, figlio del più noto Adriano, gestisce un blog piuttosto seguito e parecchio sgradevole.
Inoltre è felicemente sposato con Daria Bignardi, modesta conduttrice dell’Era Glaciale.
Qualche tempo fa, l’intervento già filmato di Vauro e Beatrice Borromeo alla trasmissione venne bloccato con una censura dall’alto. Marco Travaglio denunciò l’acquiescenza della conduttrice. Ora il di lei marito sferra un attacco contro Travaglio, colpevole di aver rimarcato la verità.
Riportiamo il botta e risposta tra blog.

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Wittgenstein (Luca Sofri)

Aggiungerei: pirla

Ci sono tre tratti che contraddistinguono il lavoro dello pseudogiornalista Travaglio da sempre: incompetenza, malafede e vigliaccheria. Ormai sono visibili ai più, anche a quelli che si erano un tempo lasciati ingannare dalla sua supponenza. Quindi non ci tornerei, per amor di me stesso, se non fosse che la sua vigliaccheria si esprime stavolta nei confronti di un amore a me più importante.

un mese fa, con la scusa della par condicio Daria Bignardi tagliò l’intevista a Vauro e a Beatrice Borromeo, ma giurò di trasmetterla nell’ultima puntata dell’Era Glaciale: infatti, nell’ultima puntata ha intervistato Mario Calabresi, Massimo Lolli, Vittorio Malingri e Morgan. Vergogniamoci per lei

Bugiardo e falso, Travaglio attribuisce a Daria Bignardi il taglio dell’intervista, che sa essere stata una scelta del direttore di RaiDue, ovvero del suo stesso direttore di Anno Zero, che Travaglio non ha il fegato nemmeno di citare. Bugiardo falso e stupido, Travaglio ritiene che Daria Bignardi abbia trovato una “scusa” per tagliare un’intervista che aveva scelto di fare lei stessa. Bugiardo e falso e vile, Travaglio si inventa che Daria Bignardi abbia “giurato” che l’intervista sarebbe stata trasmessa nell’ultima puntata: e anche in questo dirotta dove gli è più facile le accuse che ha paura di fare ad Antonio Marano, anche perché Marano lo prenderebbe a ceffoni visto che simile promessa non l’ha mai fatta nemmeno lui. Bugiardo e falso e incompetente, Travaglio non sa o finge di non sapere che la par condicio termina con i ballottaggi e che quindi nessuno avrebbe mai potuto annunciare quell’intervista per l’ultima puntata: Marano annunciò infatti che sarebbe andata in onda su RaiDue una volta finita la par condicio. Ma di Marano Travaglio non osa neanche fare il nome, ora che ha una poltrona in prima serata da tenersi stretta e il gessato che gli si addice.

Poi uno si chiede come abbia fatto a perdere una querela da Cesare Previti.

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Voglioscendere (Marco Travaglio)

Ancora sulla censura della Bignardi a Vauro e a Beatrice Borromeo

Tale Luca Sofri, nel suo blog, mi dà del “pirla”, ”bugiardo”, “falso”, “stupido”, “incompetente”, “vile”, e “vigliacco” in “malafede” perché ho osato ricordare che Daria Bignardi aveva promesso di trasmettere l’intervista, a suo tempo censurata, a Beatrice Borromeo e a Vauro, prima della fine del ciclo dell’“Era glaciale” e si è poi rimangiata la parola data. L’Era glaciale è finita venerdì sera, ma l’intervista censurata non è andata in onda nemmeno ora che le elezioni europee sono passate.
Scrive il poveretto che la censura è “stata una scelta del direttore di RaiDue, ovvero del suo stesso direttore di Anno Zero, che Travaglio non ha il fegato nemmeno di citare”. Insomma, io avrei “paura di fare accuse ad Antonio Marano, anche perché Marano lo prenderebbe a ceffoni… Di Marano, Travaglio non osa neanche fare il nome, ora che ha una poltrona in prima serata da tenersi stretta e il gessato che gli si addice”.

Questo pover’uomo ignora che sono stato il primo a denunciare la decisione di Marano di chiudere il programma di Massimo Fini, “Cyrano”, prima sull’Unità e poi nel primo capitolo del libro “Regime”. Ignora pure che un mese fa, quando Marano ordinò il taglio dell’intervista a Beatrice e a Vauro e la Bignardi servilmente si piegò alla censura, scrissi sull’Unità quanto segue: “Si attende da una settimana che la Commissione di Vigilanza e il Cda Rai, ma anche le ‘authority’ e i ‘comitati etici’ dicano qualcosa, una parola non di più, sulla censura subìta da Vauro e Beatrice Borromeo all’”Era glaciale” a opera del direttore Marano e nel silenzio della cosiddetta conduttrice Daria Bignardi. Che poi è la versione giornalistica di Lorena Bianchetti. In Spagna avrebbe qualche problemino, ma in Italia Daria Sbianchetti farà un carrierone”.

E’ la Bignardi, non certo io, a temere di contraddire Marano. E’ lei, non io, a temere per la sua comoda poltroncina. Io non vado in onda perché Marano mi abbia ingaggiato, strappandomi a suon di centinaia di migliaia di euro a La7: io vado in onda perché mi ha chiamato Santoro, che a sua volta va in onda grazie alle sentenze dei giudici di Roma, a dispetto dei vertici Rai che si sono opposti in ogni modo giudiziariamente al reintegro di Michele epurato dall’editto bulgaro. Marano non s’è mai permesso, in tre edizioni di Annozero, di censurare alcunchè: forse perché aveva di fronte un Santoro, non una Bignardi.

Questo omuncolo sostiene che mi sarei inventato la promessa della Bignardi di trasmettere l’intervista censurata nell’ultima puntata dell’”Era glaciale”, e fingerei di non sapere che “la par condicio termina con i ballottaggi”. Cito testualmente le parole della Bignardi: “Sempre che ancora vi interessi sentir parlare di Noemi eccetera, quel che è stato detto lo potrete sentire dopo le elezioni, quando sarà trasmessa, ma non aspettatevi chissà che. Io poi spero che avremo altro di cui discutere, dopo le elezioni. Ma non ci conto molto”. Siccome la Bignardi sapeva benissimo che il suo programma sarebbe finito il 12 giugno, l’unica puntata utile “dopo le elezioni” era appunto quella del 12 giugno, e il riferimento alle “elezioni” non poteva che riguardare le europee del 6-7 giugno. I ballottaggi infatti erano fissati per il 21, ben oltre la chiusura del suo programma. Non ho costretto io la Bignardi a mentire, promettendo una cosa che sapeva di non voler o di non poter fare. L’ha fatto lei, sua sponte.

Confermo, con buona pace del Sofri minore, che quella della “par condicio” elettorale e dell’assenza di “contraddittorio” era una penosa “scusa” per adeguarsi al diktat di Marano. Infatti la Bignardi ha intervistato, in periodo di par condicio, politici come il ministro Zaia e altri senz’alcun contraddittorio. Se poi si temeva che le frasi di Vauro e Beatrice su Berlusconi potessero turbare la campagna elettorale, quel timore (peraltro ridicolo) poteva valere per le elezioni europee in cui Berlusconi era candidato (peraltro ineleggibile), non certo per il referendum o per i ballottaggi delle amministrative, dove Berlusconi non è candidato.

Il poverino conclude: “Poi uno si chiede come abbia fatto (Travaglio) a perdere una querela da Cesare Previti”. Purtroppo gli sfugge la differenza fra una querela (ramo penale) e una causa per risarcimento danni (ramo civile). La prossima volta, prima di avventurarsi su terreni tanto impervi, questo piccolo analfabeta potrebbe rivolgersi a chi, in famiglia, di penale deve intendersi per forza.

A proposito di famiglia, dimenticavo: si sapeva che Luca Sofri è il marito di Daria Bignardi; ora sappiamo che è pure il suo Ghedini personale.
Marco Travaglio

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