IL PASTICCIACCIO
Articoli con tag censura
Il predatore

Les dérives du Cavaliere.
L’articolo di Reporters Sans Frontière in italiano.
***
Inoltre su RESET:
Il docu-film del giorno ha il titolo “Io non rispondo”. 32 minuti ove il diritto di sapere, ed il dovere di informare, sono i protagonisti.
E’ il docu-film, prodotto da RepubblicaTv, sullo scontro tra il Premier Berlusconi e la libera informazione.
E’ la storia completa di questi ultimi mesi. 32 minuti di una storia a cui manca la parola fine.
Una vicenda che rimarrà non solo nella storia del mondo dell’informazione.
Rimarrà nella storia della Repubblica Italiana. 32 minuti che ci riguardano.
L’Italia di Berlusconi
“Berlusconi di fatto ha modificato l’Italia a colpi di tette e di culi”.
Erik Gandini, autore del documentario Videocracy, presente al Festival di Venezia.
La Rai non ha trasmesso il promo del film: “la Rai non si fa scrupoli ad ammettere che la censura è dovuta al fatto che lo spot veicola «un inequivocabile messaggio politico di critica al governo». Nella Rai di oggi è permessa solo l’apologia del premier. Inequivocabile”. Il manifesto, 28 agosto 2009
La puntata censurata, trasmessa ieri notte su Rai Due
La puntata dell’Era Glaciale, censurata due mesi e mezzo fa, con Vauro e Beatrice Borromeo. Non pare che Luca Sofri abbia dato notizia nel suo blog di questa tardiva trasmissione. In effetti la moglie Daria nella puntata si arrampica a disagio, non è un bel vedere e dato che la famiglia innanzitutto, Wittgenstein ha preferito tacere.
Cinema censurato: un nuovo sito dal 16 luglio
I tagli della censura al cinema sono uno specchio straordinario degli umori e della cultura di
un paese. Un patrimonio enorme di conoscenza che sarà fruibile a tutti, sul web. Stiamo parlando,
infatti, di «Italia taglia» (www.italiataglia.it) il nuovissimo sito creato dalla Cineteca di Bologna
col sostegno della Direzione cinema del Ministero per i beni e le attività culturali che dal prossimo
16 luglio aprirà la sua home-page al pubblico. L’UNITA’ 1 luglio 2009
La vignetta di Vauro censurata dal Corriere della Sera

25 giugno 2009
La lettera di Vauro sul Corriere della Sera
Alla fine,dovranno dargli un’aureola in un certo qual modo ambita: Quella di uomo più censurato d’Italia. Vauro…”. Questo l’incipit di un articolo apparso sulle pagine del Corriere della Sera il nove maggio scorso, a firma M.Cre. Quando lo lessi non prevedevo che, a distanza di poco tempo, lo stesso giornale, al quale collaboro da più di quindici anni, avrebbe direttamente contribuito ad illuminare ulteriormente l’aureo cerchio (da me per niente ambito) sul mio capo. Sbagliavo. Tant’è che i lettori, quelli che apprezzano e quelli che non apprezzano le mie opere (opere si fa per dire) ieri non hanno trovato la mia vignetta nello spazio consuetamente dedicato alla mia piccola rubrica. La direzione del Corriere si è sostituita al loro giudizio decidendo di non pubblicarla. Qualcuno adesso si starà chiedendo “ Chissà cosa aveva disegnato di così impresentabile ed indecente da meritare una censura”. Mi dispiace deludere quel qualcuno ma si trattava soltanto di una semplice vignetta riguardante Berlusconi; Oltretutto, ritengo fosse abbastanza al di sotto degli standard ai quali in genere mi attengo quando mi dedico al suddetto. Ma forse sono io che sottovaluto l’efficacia del mio lavoro, altrimenti non si spiegherebbe tanto zelo censorio da parte della direzione. Comunque, niente di grave, come lo stesso Corriere ricordava nel pezzo che ho citato, sono avvezzo alle censure (meno ad accettarle) e non ho nessuna intenzione di avvolgermi nel sudario del martirio (mi sta decisamente stretto). Sono cose che succedono quando si fa satira o informazione. Anche se nel nostro paese succedono un po’ troppo frequentemente. Grave sarebbe se questo fosse un segnale che il più grande e prestigioso quotidiano nazionale teme le minacce del presidente del consiglio, specialmente quelle riguardanti la distribuzione delle quote pubblicitarie che vorrebbe ridotte o addirittura azzerate per i giornali non suoi amici o non suoi tout court. Ma questo è impensabile in un paese democraticamente avanzato come il nostro. O no?
La risposta del direttore De Bortoli
Caro Vauro, può capitare, in quindici anni di collaborazione, che il direttore possa ritenere una vignetta di dubbio gusto e decidere di non pubblicarla. E non per scelta politica, visto che la notizia cui si ispirava la tua vignetta (l’inchiesta di Bari) e’ stata pubblicata per primo, e in esclusiva, dal Corriere della Sera. Ma soltanto per una questione di stile che purtroppo, nella tua simpatica veemenza, ti sfugge. In questi anni – conclude – ti sei esercitato sul soggetto Berlusconi con assoluta costanza. E il giornale che non e’ come tu ritieni, una comoda buca delle lettere, ha rispettato le tue opinioni anche quando non le condivideva.
Per il ministro Bondi “La Repubblica” insidia la democrazia
LA REPUBBLICA 22 GIUGNO 2009 – LIANA MILELLA
ROMA — Si firma per quello che è, Sandro Bondi, ministro per i Beni culturali del governo Berlusconi, e scrive di suo pugno una lettera al Giornale in cui definisce Repubblica «un’insidia per la democrazia». Sommerso di critiche insiste, sottolinea d’essere pure «il coordinatore del partito di maggioranza relativa», accusa il quotidiano «di gettare fango da mesi sul premier utilizzando i più sleali mezzi a disposizione del giornalismo» e accusa il direttore Ezio Mauro di non aver pubblicato una sua missiva. Difese sparute a destra (Francesco Giro, suo sottosegretario, Laura Bianconi, vice capogruppo Pdl, il senatore Francesco Casoli), indignazione nel centrosinistra, decisa presa di distanze della Fnsi. Il segretario Franco Siddi dice che «il ministro sbaglia perché confonde legittime prese di posizione, inchieste e notizie con posizioni di partito». Nota come «nelle decadenze risiedono i pericoli democratici, non nella libera circolazione delle notizie». Un attacco che spinge la segreteria del Pdci a invitare Napolitano, nella veste di supremo garante della Costituzione, «a tutelare tutte le libertà sancite dalla Carta». La sortita di Bondi scandalizza l’Udc. Per i capigruppo alla Camera Michele Vietti e al Senato Gianpiero D’Alia la «grave» affermazione «lede la libertà di stampa e non può essere accettata in un paese democratico e civile». Nel quale «è diritto di chiunque polemizzare» con la stampa ma non ritenere che «un giornale complotti contro le istituzioni». Antonio Di Pietro chiude l’esecutivo nazionale dell’Idv e fa una battuta: «È come quella del bue che dice cornuto all’asino, che notoriamente le corna non le ha. Bondi parla del Pdl, che è un pericolo per la democrazia». Nell’Idv è critico Pino Pisicchio: «Dal mite Bondi ci si aspetterebbe pedagogia della tolleranza e del pluralismo, non un attacco frontale a una delle più diffuse testate colpevole solo di mettere in pagina ciò che tutto il mondo dell’informazione rende pubblico da settimane». Nel Pd si levano voci molto critiche contro il ministro. La presidente dei senatori Anna Finocchiaro giudica «gravi» le accuse perché provengono da un ministro che «dovrebbe garantire il libero confronto delle idee». Aggiunge: «Di Minculpop ce n’è stato uno e sinceramente non ne sentiamo la mancanza perché la libertà di stampa costituisce il sale della democrazia». Per il capogruppo dei deputati Pd Antonello Soro «s’è passato il segno» ed «è un atteggiamento di minaccia che denuncia forte nervosismo». Secondo Giovanna Melandri il ministro «è preda della sindrome del premier che vede trame dove c’è solo libertà d’informazione». L’ex ministro della Pubblica istruzione Beppe Fioroni gli ricorda che «in tutto il mondo accettare l’esistenza di una stampa libera non rappresenta un rischio ma l’anima della democrazia».
L’invettiva del ministro Bondi nei confronti di “Repubblica”, ma più ancora della libertà di informazione, merita nella sua miseria roboante appena poche righe di commento. Soltanto nel nostro Paese un ministro della Cultura può definire un giornale “un’insidia per la democrazia”. Evidentemente nella sua concezione della democrazia che non prevede contropoteri e pubblica opinione, ma solo sudditi, la libera stampa rappresenta un’insidia. I cittadini sono avvertiti. Quanto all’accusa di ignorare le repliche vogliamo rammentare all’onorevole Bondi che l’obbligo ai giornali di pubblicare qualsiasi lettera di ministri non è stabilito per legge. Almeno per ora.
Il ministro alla Cultura Sandro Bondi, ex PCI ed ora strisciante servo del premier, attacca scompostamente Franceschini ed Ezio Mauro, all’epoca di Noemi. Da guardare assolutamente se non l’avete visto.
Al TG1 censura sul Bari-gate
Le notizie sui festini del Premier fanno il giro del mondo, ma la prima rete RAI non ne parla.
L’Unità 22 giugno 2009
Dalla settimana scorsa l’Unità e altri giornali hanno segnalato le omissioni (persino Ferrara sul Foglio). Ieri mattina Minzolini [direttore del TG1] è stato convocato dal presidente Rai, Paolo Garimberti, che già venerdì scorso gli aveva fatto una telefonata per richiamarlo alla completezza dell’informazione. L’avviso non è servito. Nel week end le notizie da Bari che riguardano il premier sono sparite da titoli e servizi. Cosa che fatto infuriare Garimberti. A Minzolini, convocato ieri a mezzogiorno, il presidente Rai ha parlato da giornalista: «Un conto è dare un taglio o una lettura alle notizie, un altro conto è non darla affatto». quando ne sono pieni i giornali di tutto il mondo. Formalmente il richiamo è perché il Tg1 fornisca un’informazione «completa e trasparente, un dovere imprescindibile del servizio pubblico radiotelevisivo».
GIULIETTO CHIESA invia un appello al presidente RAI Garimberti.
FIRMA L’APPELLO
Luca Sofri su Minzolini:
Il piccolo Sofri, infimo e marito affettuoso
Luca Sofri, figlio del più noto Adriano, gestisce un blog piuttosto seguito e parecchio sgradevole.
Inoltre è felicemente sposato con Daria Bignardi, modesta conduttrice dell’Era Glaciale.
Qualche tempo fa, l’intervento già filmato di Vauro e Beatrice Borromeo alla trasmissione venne bloccato con una censura dall’alto. Marco Travaglio denunciò l’acquiescenza della conduttrice. Ora il di lei marito sferra un attacco contro Travaglio, colpevole di aver rimarcato la verità.
Riportiamo il botta e risposta tra blog.
***
Wittgenstein (Luca Sofri)
Aggiungerei: pirla
Ci sono tre tratti che contraddistinguono il lavoro dello pseudogiornalista Travaglio da sempre: incompetenza, malafede e vigliaccheria. Ormai sono visibili ai più, anche a quelli che si erano un tempo lasciati ingannare dalla sua supponenza. Quindi non ci tornerei, per amor di me stesso, se non fosse che la sua vigliaccheria si esprime stavolta nei confronti di un amore a me più importante.
un mese fa, con la scusa della par condicio Daria Bignardi tagliò l’intevista a Vauro e a Beatrice Borromeo, ma giurò di trasmetterla nell’ultima puntata dell’Era Glaciale: infatti, nell’ultima puntata ha intervistato Mario Calabresi, Massimo Lolli, Vittorio Malingri e Morgan. Vergogniamoci per lei
Bugiardo e falso, Travaglio attribuisce a Daria Bignardi il taglio dell’intervista, che sa essere stata una scelta del direttore di RaiDue, ovvero del suo stesso direttore di Anno Zero, che Travaglio non ha il fegato nemmeno di citare. Bugiardo falso e stupido, Travaglio ritiene che Daria Bignardi abbia trovato una “scusa” per tagliare un’intervista che aveva scelto di fare lei stessa. Bugiardo e falso e vile, Travaglio si inventa che Daria Bignardi abbia “giurato” che l’intervista sarebbe stata trasmessa nell’ultima puntata: e anche in questo dirotta dove gli è più facile le accuse che ha paura di fare ad Antonio Marano, anche perché Marano lo prenderebbe a ceffoni visto che simile promessa non l’ha mai fatta nemmeno lui. Bugiardo e falso e incompetente, Travaglio non sa o finge di non sapere che la par condicio termina con i ballottaggi e che quindi nessuno avrebbe mai potuto annunciare quell’intervista per l’ultima puntata: Marano annunciò infatti che sarebbe andata in onda su RaiDue una volta finita la par condicio. Ma di Marano Travaglio non osa neanche fare il nome, ora che ha una poltrona in prima serata da tenersi stretta e il gessato che gli si addice.
Poi uno si chiede come abbia fatto a perdere una querela da Cesare Previti.
***
Voglioscendere (Marco Travaglio)
Ancora sulla censura della Bignardi a Vauro e a Beatrice Borromeo
Tale Luca Sofri, nel suo blog, mi dà del “pirla”, ”bugiardo”, “falso”, “stupido”, “incompetente”, “vile”, e “vigliacco” in “malafede” perché ho osato ricordare che Daria Bignardi aveva promesso di trasmettere l’intervista, a suo tempo censurata, a Beatrice Borromeo e a Vauro, prima della fine del ciclo dell’“Era glaciale” e si è poi rimangiata la parola data. L’Era glaciale è finita venerdì sera, ma l’intervista censurata non è andata in onda nemmeno ora che le elezioni europee sono passate.
Scrive il poveretto che la censura è “stata una scelta del direttore di RaiDue, ovvero del suo stesso direttore di Anno Zero, che Travaglio non ha il fegato nemmeno di citare”. Insomma, io avrei “paura di fare accuse ad Antonio Marano, anche perché Marano lo prenderebbe a ceffoni… Di Marano, Travaglio non osa neanche fare il nome, ora che ha una poltrona in prima serata da tenersi stretta e il gessato che gli si addice”.
Questo pover’uomo ignora che sono stato il primo a denunciare la decisione di Marano di chiudere il programma di Massimo Fini, “Cyrano”, prima sull’Unità e poi nel primo capitolo del libro “Regime”. Ignora pure che un mese fa, quando Marano ordinò il taglio dell’intervista a Beatrice e a Vauro e la Bignardi servilmente si piegò alla censura, scrissi sull’Unità quanto segue: “Si attende da una settimana che la Commissione di Vigilanza e il Cda Rai, ma anche le ‘authority’ e i ‘comitati etici’ dicano qualcosa, una parola non di più, sulla censura subìta da Vauro e Beatrice Borromeo all’”Era glaciale” a opera del direttore Marano e nel silenzio della cosiddetta conduttrice Daria Bignardi. Che poi è la versione giornalistica di Lorena Bianchetti. In Spagna avrebbe qualche problemino, ma in Italia Daria Sbianchetti farà un carrierone”.
E’ la Bignardi, non certo io, a temere di contraddire Marano. E’ lei, non io, a temere per la sua comoda poltroncina. Io non vado in onda perché Marano mi abbia ingaggiato, strappandomi a suon di centinaia di migliaia di euro a La7: io vado in onda perché mi ha chiamato Santoro, che a sua volta va in onda grazie alle sentenze dei giudici di Roma, a dispetto dei vertici Rai che si sono opposti in ogni modo giudiziariamente al reintegro di Michele epurato dall’editto bulgaro. Marano non s’è mai permesso, in tre edizioni di Annozero, di censurare alcunchè: forse perché aveva di fronte un Santoro, non una Bignardi.
Questo omuncolo sostiene che mi sarei inventato la promessa della Bignardi di trasmettere l’intervista censurata nell’ultima puntata dell’”Era glaciale”, e fingerei di non sapere che “la par condicio termina con i ballottaggi”. Cito testualmente le parole della Bignardi: “Sempre che ancora vi interessi sentir parlare di Noemi eccetera, quel che è stato detto lo potrete sentire dopo le elezioni, quando sarà trasmessa, ma non aspettatevi chissà che. Io poi spero che avremo altro di cui discutere, dopo le elezioni. Ma non ci conto molto”. Siccome la Bignardi sapeva benissimo che il suo programma sarebbe finito il 12 giugno, l’unica puntata utile “dopo le elezioni” era appunto quella del 12 giugno, e il riferimento alle “elezioni” non poteva che riguardare le europee del 6-7 giugno. I ballottaggi infatti erano fissati per il 21, ben oltre la chiusura del suo programma. Non ho costretto io la Bignardi a mentire, promettendo una cosa che sapeva di non voler o di non poter fare. L’ha fatto lei, sua sponte.
Confermo, con buona pace del Sofri minore, che quella della “par condicio” elettorale e dell’assenza di “contraddittorio” era una penosa “scusa” per adeguarsi al diktat di Marano. Infatti la Bignardi ha intervistato, in periodo di par condicio, politici come il ministro Zaia e altri senz’alcun contraddittorio. Se poi si temeva che le frasi di Vauro e Beatrice su Berlusconi potessero turbare la campagna elettorale, quel timore (peraltro ridicolo) poteva valere per le elezioni europee in cui Berlusconi era candidato (peraltro ineleggibile), non certo per il referendum o per i ballottaggi delle amministrative, dove Berlusconi non è candidato.
Il poverino conclude: “Poi uno si chiede come abbia fatto (Travaglio) a perdere una querela da Cesare Previti”. Purtroppo gli sfugge la differenza fra una querela (ramo penale) e una causa per risarcimento danni (ramo civile). La prossima volta, prima di avventurarsi su terreni tanto impervi, questo piccolo analfabeta potrebbe rivolgersi a chi, in famiglia, di penale deve intendersi per forza.
A proposito di famiglia, dimenticavo: si sapeva che Luca Sofri è il marito di Daria Bignardi; ora sappiamo che è pure il suo Ghedini personale.
Marco Travaglio
Il mondo alla rovescia

Villa Certosa, Porto Rotondo, Sardegna
Un tempo l’America Latina era il subcontinente dei regimi dittatoriali. Ora è la cassetta di sicurezza della democrazia italiana. Antonello Zappadu – ieri interrogato dal Garante sulla Privacy – ha messo al sicuro i 5mila scatti di Villa Certosa cedendoli (pur mantenendone il controllo) all’agenzia Eco Prensa di Bogotà, Colombia. Dice il suo avvocato Cristian Mazzetto: “Sfido qualunque magistrato a dar corso a una richiesta di sequestro generica, e per giunta all’estero, che riguardi l’attività di un fotoreporter”.
Eco Prensa potrà decidere se e a chi vendere quelle foto. E in questo modo non ci potranno essere ritorsioni sul reporter o sui giornali italiani, cosa non da poco dato che l’agenzia fotografica che aveva acquistato le foto di Zappadu pubblicate da Oggi nel 2007 è stata condannata a un risarcimento di diecimila euro.
Non ho spiato proprio nessuno. Semmai ho documentato quel che accadeva nella villa del presidente del Consiglio. L’ho detto al Garante. Non è colpa mia se il parco della Certosa è grande 100 ettari ed è visibile dall’esterno. Per altro, nelle mie foto, i volti di tutti gli ospiti, uomini e donne, erano “pixelati”, resi irriconoscibili. Non sono stato io a svelarne le identità. Né ho tentato di truffare o estorcere nulla a nessuno. Semmai, sono stati “loro” a tentare di chiudermi in una trappola». “Loro” – a sentire Zappadu – sono Niccolò Ghedini, avvocato del Presidente del Consiglio, il direttore di “Panorama” Maurizio Belpietro, Miti Simonetto, da vent’anni consulente per l’immagine di Berlusconi. Ribaltando la ricostruzione proposta nel suo esposto dal presidente del Consiglio, Zappadu sostiene infatti che non fu lui a cercare “Panorama”, ma il contrario. Non fu lui a fare un prezzo (1 milione e mezzo di euro), vantando una trattativa avanzata con “Gente” e il gruppo “Hachette”, ma «loro a chiedermelo con insistenza». Dice il fotografo: «Non sono uno scemo e Panorama era l’ultimo giornale a cui avevo pensato di vendere le foto».
Carlo Bonini, La Repubblica, 16 giugno 2009
Sul tema si riveda lo scontro Santoro/Ghedini nell’ultima puntata di Annozero.
***


ULTIMI COMMENTI