IL PASTICCIACCIO
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Il cielo d’Islanda
Una canzone di grande attualità, di Fiorella Mannoia…
“El apagón analógico”, ma allora era vero!
Hanno minacciato e minacciato per tanto tempo che ero arrivato a pensare che fosse uno scherzo, un bluff.
Da un paio di mesi appariva in sovraimpressione un messaggio che diceva “El 10 de marzo empezará el cese de esta emisión”; e il 10 di marzo non è successo niente, un po’ come col famigerato Millennium Bug del 1 gennaio 2000.
E però oggi finalmente, quasi nello stesso istante, tutte le televisioni analogiche terrestri (qui in Spagna) hanno smesso di emettere; son rimasto senza sapere come si finisce di preparare delle uova ripiene. Poteva andarmi peggio: metti che mi beccava a metà di un episodio nuovo di “El Mentalista”…
Ora il dilemma è tra un decoder e un bel libro
Non so lì in Italia se siete più avanti o più indietro coi tempi…
Eccolo
“Grazie, signor Morgan, le faremo sapere ”. Dovrebbe intitolarsi così la trasmissione “riparatrice”, possibilmente destinata a rimuovere dalla memoria “civile” (e forse perfino “leggera ”) del nostro paese sempre più acefalo, l’impressione lasciata dall’opinionista di “X-factor ” durante la serata di “Rai per una notte”. Sarebbe un gesto doverosamente necessario, dedicato a tutti quelli, adulti e ragazzi, che davvero credono nel talento della parola e non nella banalità, nella schiuma, nel nulla, nel cioè cioè, un gesto in grado di surclassare il racconto paradossale del vero Chaplin giunto sesto alla selezione dei sosia del suo Charlot. So però che c’è pure qualcuno pronto a dirmi di essere accomodante, comprensivo con il cantante, magari con un prosaico “eddai eddai!” Già, eddai Fulvio, non accanirti, non vedi che il povero Morgan sta come sta? Si nota lontano un miglio che non è cattivo…. Siccome non voglio che il punto, il caso Morgan si risolva evocando un semplice foglio di ricovero, peggio ancora se destinato al cosiddetto “trattamento sanitario obbligatorio”, proverò a spiegare cosa c’era di tragicamente imbarazzante nella perfomance offerta dal nostro eroe in casa Santoro. Per meglio spiegare la cosa, partirei da un esempio generale che ha come tema il consenso e la mediocrità. Ecco, solitamente per non disturbare la suscettibilità dei meno dotati intellettualmente, gli amici, metti, che non hanno mai sfogliato un libro, per non dire un giornale, in molti salotti standard (anche spassionatamente di sinistra) si stabilisce una sorta di codice preventivo di comportamento. Assodato il peso specifico del materiale umano scadente, mai es gerare con i picchi di brillantezza, mai citare qualcuno che non sia immediatamente assimilabile alla categoria dell’ovvio, mantenere insomma la temperatura della serata rivolta verso il basso, a testa in giù verso il grado (sotto) zero. Tutto questo serve a consegnare all’insieme degli invitati la sensazione di una visione comune sulle cose del mondo, così da non danneggiare il gagliardetto della generalizzata mediocrità intellettuale e condominiale. Così facendo c’è modo di potersi ritrovare la settimana successiva senza particolari patemi, abbracciandosi forsennatamente, sentendosi un vero gruppo. Provando un senso di coesione. Anche culturale. Musica leggera per ceti medi. In tutto medi. Non mi sembra che lì da Santoro ci fosse bisogno di pagare questo genere di pegno ai turisti dell’arte, forse perfino della vita. Per questa ragione, il nulla pronunciato da Morgan avrebbe meritato un immediato e doveroso “ok, passiamo ad altro intervento”. Non è accaduto, e infatti il soggetto ci ha fatto dono di un mini show che ricalcava in tutto e per tutto lo standard di un qualsiasi reality segnato dalla cultura dominante televisiva. Chi ritiene che le sue parole (confuse) fossero illeggibili è, temo, fuori strada, il vuoto di pensiero è aggirabile, magari studiando, non raggiungerà il talento dell’ironia, ma almeno saprà conquistare un pensiero compiuto. Grazie signor Morgan, le faremo sapere.
Furio Fulvio Abbate su Il Fatto Quotidiano, 28 marzo 2010.
Se qualche volontario volonteroso vuole provare a tradurre…
Per la cruna di un ago
Se tutto va bene riesce a dimettersi il Papa prima che si dimetta Berlusconi….
B. auspica tolleranza con il traffico di belle ragazze
Con sorpresa mi scopro ancora capace di provare stupore e indignazione per le parole di Silvio Berlusconi. Non si tratta mica della solita battutina maschilista di cattivo gusto a cui siamo ormai (ahimé) abituati. È addirittura parecchio più grave, secondo me, che dare della “zoccola” a una ministra. Vista in video, con le sue risatine del cazzo che distraggono, può passare in osservata; trascritta fa più impressione:
Berisha: “Non voglia[mo?] che i flussi dei traffici criminali vengano verso l’Italia. No.”
Berlusconi: “Io direi: beh, facciamo qualche eccezione con le belle ragazze…”
Se si fosse parlato di immigrazione clandestina, del tipo “non vogliamo che albanesi entrino clandestinamente in Italia”, e lui avesse detto “beh, facciamo un’eccezione per le belle ragazze”, allora potremmo concedergli il beneficio del dubbio e considerarla come la solita battuta maschilista: chiudiamo un occhio con le belle ragazze che entrano clandestinamente in Italia, mentre i poveri disgraziati o le povere disgraziate (non attraenti o al di sopra dei 18 anni) li buttiamo fuori a calci in culo: sessista, infelice battuta ma niente più.
Invece no: Berisha parlava di traffici criminali. E a Silvio, al sentir parlare di traffici criminali, la prima cosa che gli viene in mente non è la droga, non sono le armi, né il denaro sporco, no: lui pensa subito alle belle ragazze. E lancia un messaggio piuttosto esplicito: tolleranza di fronte alla tratta delle bianche, sempre che oltre che bianche siano anche alte, bionde e con gli occhi azzurri.
Se io fossi Berisha, gli avrei dichiarato guerra all’istante, in diretta televisiva.
Ma forse sono io che sono malizioso: forse Silvio voleva dire: chiudiamo un occhio con le belle ragazze albanesi che trafficano con droga, armi e denaro sporco….
cri cri
Una volta se non altro le sapeva raccontare…
figura di merda dell’FBI
Qualche giorno fa il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (quindi il Dipartimento di Stati?) ha aggiornato la sua foto d’archivio di Osama Bin Laden, sulla cui testa peraltro pende ancora una taglia.
L’ultima foto disponibile del terrorista era questa:
,
risalente suppergiù al 1998. In mancanza di foto più recenti, l’FBI è ricorsa alle sue tecnologie d’avanguardia per l’elaborazione delle immagini, ottenendo un’immagine invecchiata digitalmente che mostra Osama come potrebbe apparire oggi:

Queste le immagini pubblicate e diffuse dall’FBI. Con turbante, senza turbante. Sì perché è importante: metti che vedi lo vedi passare senza turbante e non lo riconosci.
Orbene, c’è da sperare che la tecnologia utilizzata per l’invecchiamento digitale non sia altrettanto sofisticata e attendibile quanto la tecnologia per la rimozione digitale del turbante. Qualcuno infatti si è accorto che i capelli sono stati copiati e incollati da una foto di Gaspar Llamazares, deputato spagnolo di Izquierda Unida.
Ecco Gaspar Llamazares:

Sovrapponibile ondina per ondina, non c’è ombra di dubbio.
Mi chiedo quali parole chiave può aver scritto lo stagista dell’FBI su Google Images cercando una foto di un uomo sui cinquanta coi capelli grigi, per trovare quella di un politico spagnolo….
Si è sfiorato lo scandalo diplomatico: Zapatero ha chiesto spiegazioni al suo amico Obama; l’FBI ha ammesso la leggerezza e ritirato la foto; Llamazares è stato arrestato con l’accusa di terrorismo – no scherzo, Llamazares ha minacciato azioni legali (capirai).
È tutto vero. Cioè, per meglio dire: non mi sono inventato niente.





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